Tutto può succedere,l'importante essere preparati.

Il nostro studio si occupa del diritto di famiglia e in particolare procedimenti di separazioni coniugi e di procedimenti per la cessazione di effetti civili di matrimonio(divorzio).

Per quanto concerne invece i ricorsi al tribunale ecclesiastico per ottenere l'annullamento del matrimonio ci avalliamo della collaborazione del prof.avv. Nevio Brunetta


Sei separata e vai a convivere con un altro ? 
Addio per sempre all'assegno. 
La Cassazione conferma l'orientamento più volte espresso sul venir meno del diritto al mantenimento in caso di nuova convivenza per l'ex moglie. Con l'ordinanza n. 4649/2017, la sesta sezione civile, infatti, ha ribaltato la decisione dei giudici di merito che avevano disposto l'obbligo per un uomo di corrispondere all'ex moglie un assegno mensile di 250 euro, a seguito della cessazione degli effetti civili del matrimonio.
Gli Ermellini hanno accolto l’argomentazione sostenuta dal ricorrente, ritenendo che non si potesse trascurare la circostanza che la donna avesse intrapreso una nuova convivenza; un fatto che metteva in discussione la legittimità del mantenimento e imponeva quindi la cessazione del diritto all’assegno divorzile.
I Giudici di Piazza Cavour hanno ricordato che, in relazione al diritto alla corresponsione dell’assegno di divorzio, in caso di cessazione degli effetti civili del matrimonio, “il parametro dell’adeguatezza dei mezzi rispetto al tenore di vita goduto durante la convivenza matrimoniale da uno dei coniugi viene meno di fronte alla instaurazione, da parte di questi, di una famiglia, ancorché di fatto, costituita da uno stabile modello di vita in comune, con la nascita di figli ed il trasferimento del nuovo nucleo in una abitazione messa a disposizione dal convivente”. Un principio consolidato dalla stessa giurisprudenza cassazionista, rinvenibile, tra le altre, dalle sentenze n. 6855/2015, n.25845/2013 e n. 3923/2012

Contratto convivenza fac-siminle

Ecco come potrà fare la stipula di un contratto di convivenza ecco un fac-simile.

 

Da domenica 5 giugno entreranno ufficialmente in vigore le nuove regole sulle unioni civili e le convivenze di fatto, introdotte nel nostro ordinamento dalla legge Cirinnà, numero 76/2016.

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Ultime news separazioni e divorzi, 7 febbraio 2017: come si fa a sapere quanto guadagna l'ex marito?

Una nuova sentenza emessa dal Tribunale Regionale Amministrativo della Puglia ci viene in aiuto. Infatti, come riportato dal noto portale 'La #legge per tutti', d'ora in poi sarà possibile rivolgersi all'Agenzia delle Entrate per chiedere la dimostrazione dei redditi di cui l'uomo può attualmente disporre. In tal modo si potranno presentare al giudice dei dati certi ai fini dell'assegno di mantenimento. Un aspetto interessante è dovuto al fatto che, in questo caso, la privacy non può rappresentare un ostacolo: entro e non oltre trenta giorni dalla richiesta, l'Agenzia delle Entrate è obbligata a comunicare alla richiedente quanto guadagna l'ex marito e, addirittura, a fornire l'accesso ai suoi rapporti finanziari.

Sentenza N. 94/2017 Tar Puglia, notizie 7 febbraio: la privacy sui dati reddituali viene dopo

La sentenza N. 94/2017 del Tar Puglia, infatti, sottolinea come, in questo caso, debba essere data la massima priorità al diritto di mantenimento per la donna e i figli: quindi, di fronte a questa priorità, non può essere più tutelato il diritto di privacy dell'ex marito, in merito alla riservatezza dei dati inerenti al suo reddito economico. Un altro elemento di rilievo che occorre sottolineare è quello relativo al fatto che nemmeno il fisco può opporsi alla richiesta di esibizione dei dati economici dell'ex coniuge. Dunque, quando si prospetta l'esigenza di tutelare i diritti di un minore come quelli riguardante il mantenimento, non c'è privacy che tenga..

www.fabiocapraro.it/divorzio-separazione

 

LA MOGLIE INFEDELE DEVE PAGARE IL MARITO
Paga al marito un assegno di 400 euro al mese..
La moglie infedele che non è in grado di dimostrare che il tradimento è arrivato quando il rapporto con il coniuge era già in crisi. La Corte di cassazione, con la sentenza 10823 ha confermato il mantenimento a carico della donna alla quale ha addossato anche l’onore della prova su un’infedeltà dovuta a un menage già compromesso. Ad incastrare la signora era stato un investigatore privato, che aveva catturato nei suoi scatti i “momenti proibiti”. Alla ricorrente era stata addebitata la fine del matrimonio.

Quando il tradimento non comporta colpe

     Tradire dopo il matrimonio

è possibile,se la crisi della coppia

                   era   già in atto

l’infedeltà non comporta addebito.

 

Non sempre il tradimento del coniuge comporta una sentenza di addebito (pronuncia, cioè, che dichiara la responsabilità del fallimento del matrimonio in capo al traditore, con conseguente perdita del diritto al mantenimento): se il coniuge fedifrago vuol andare immune da colpe deve riuscire a dimostrare al giudice che il mancato rispetto, da parte sua, dell’obbligo di fedeltà coniugale è conseguenza – e non piuttosto causa – di una convivenza divenuta già da tempo intollerabile per altri fattori. In buona sostanza, è necessario provare in processo che il tradimento si è verificato una volta ormai spenta ogni fiamma tra i coniugi e, quindi, quando già si è determinata l’interruzione di quella comunione materiale e spirituale che è il tratto essenziale del matrimonio.

 

Lo ha ricordato il Tribunale di Nuoro con una recente sentenza [Trib. Nuoro sent. n. 552/15 del 29.09.2015].

COME FACCIO SE IL CONIUGE NON VUOL FIRMARE LA SEPARAZIONE O IL DIVORZIO?
Semplice : bisogna presentare ricorso al giudice mediante un avvocato. Sarà poi il tribunale a pronunciare lo scioglimento degli effetti civili del rapporto coniugale, anche nonostante il dissenso dell’altro coniuge o la sua assenza dal processo (cosiddetta contumacia .
L’indissolubilità del matrimonio spiega la Corte – riguarda solo “l’ordine morale cattolico” e “l’ordinamento canonico”. 
Di conseguenza, esso non rileva sugli effetti civili del matrimonio concordatario, né può ostruire il diritto ,strettamente personale ed irrinunciabile.
Riconosciuto a moglie e marito dalla legge italiana, di separarsi o divorziare (ossia di far cessare gli effetti civile del matrimonio). 
La mancata collaborazione di uno o di entrambi i coniugi all’accordo di separazione impedisce, dunque, solo la possibilità di intraprendere la via (più veloce ed economica) della cosiddetta separazione consensuale che, peraltro, in assenza di figli e di passaggi di proprietà di immobili, può effettuarsi anche in Comune, senza bisogno di avvocati. In alternativa (e sempre che vi sia il consenso di marito e moglie) si potrebbe intraprendere anche la via della negoziazione assistita, una soluzione concordata che passa per la firma di un accordo con l’assistenza dei rispettivi avvocati, ma senza il tribunale.

La sentenza del tribunale monzese in composizione collegiale (composto, oltre che dal presidente Anna Maria Di Oreste, dai giudici Carmen Arcellaschi e Silvia Gaggiotti), è attesa entro sessanta giorni. Attualmente Veronica Lario percepisce un mensile pari ad un milione e 400mila euro dall’ex marito. Un milione e seicentomila euro in meno rispetto al mensile di 3 milioni di euro (36 milioni l’anno, pari a 100.000 euro al giorno), stabilito dai giudici della nona sezione del Tribunale civile di Milano, in sede di separazione (il tribunale brianzolo è competente sul divorzio per la residenza della Lario). Decisione, quella dei magistrati milanesi, contro la quale Berlusconi aveva fatto ricorso alla Corte d’Appello, che aveva abbassato la cifra a «soli» due milioni di euro mensili, e aveva costretto la Lario a restituire all’ex coniuge 36 milioni dei 108 che aveva già percepito

Barbara D'urso