Lo Studio Legale Capraro offre a privati, lavoratori e ad aziende del territorio una completa assistenza legale in materia di diritto del lavoro e della previdenza sociale, operando a stretto contatto con i clienti nella gestione e risoluzione delle controversie e prestando attività di consulenza nelle seguenti aree:                                                                                                                                              • Diritto del lavoro in generale;                                                                • Licenziamenti individuali e collettivi;                                                  • Responsabilità del datore di lavoro;                                                    • Contratti di lavoro subordinato e tutela dei diritti del lavoratore;    • Previdenza e assistenza sociale;                                                          • Contratti di agenzia, mediazione e contratti di lavoro autonomo       in genere  e una significativa esperienza in ambito contenziosi,       assistenza nelle controversie di lavoro e nelle procedure di             mediazione.

Il nostro studio si occupa di:

Diritto civile                                                                                 Infortunistica                                                                                   Famiglia                                                                                                 Divorzi                                                                                                         Tutela minori Successioni Diritto Penale Diritto del lavoro           C.D.S e altro

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Cos’e è come funziona l’amministrazione di sostegno, chi può richiederla e quali conseguenze ha quest’istituto giuridico?

 

 

L’amministrazione di sostegno

è l’istituto che dà la possibilità ad un soggetto, che non riesca in tutto o in parte a espletare le normali funzioni della vita quotidiana (parzialmente o totalmente), di usufruire della presenza di un tutore che se ne occupi al posto suo.

Possono chiedere un amministratore di sostegno futuro anche gli alcolisti, i tossicodipendenti, i detenuti e i malati terminali. Questo in previsione di un’incapacità futura.

Per richiedere l’amministrazione di sostegno come devo fare?

La domanda si presenta con un ricorso, che va depositato presso la cancelleria del giudice tutelare. Il ruolo dell’amministratore di sostegno è svolto, di solito, da una persona indicata dallo stesso interessato. In genere si tratta del coniuge , il convivente, un genitore, un figlio, un fratello o una sorella, un parente entro il quarto grado, dagli affini entro il secondo grado dal tutore o curatore oppure dal pubblico ministero. Se il giudice lo ritiene necessario, può disporre diversamente e indicare un’altra persona.

Il decreto di nomina dell’amministratore di sostegno deve contenere l’indicazione:

* Delle generalità della persona beneficiaria e dell’amministratore di sostegno.

* Della durata dell’incarico, che può essere anche a tempo indeterminato

* Dell’oggetto dell’incaricato e degli atti che l’amministratore di sostegno ha il potere di compiere in nome e per conto del beneficiario.

* Degli atti che il beneficiario può compiere solo con l’assistenza dell’amministratore di sostegno.

* Dei limiti anche periodici delle spese che l’amministratore di sostegno può sostenere con l’utilizzo delle somme di cui il beneficiario ha o può  avere la disponibilità

* della periodicità con cui l’amministratore di sostegno deve riferir al giudice circa l’attività svolta e le condizioni di vita personale e sociale

del beneficiario

I responsabili dei servizi sociali e sanitari direttamente impegnati nella cura e assistenza della persona, se sono a conoscenza di fatti tali da rendere opportuna l’apertura del procedimento di amministrazione di sostegno ,sono tenuti a proporre al giudice tutelare il ricorso o a fornire comunque notizia al pubblico ministero .

Nella scelta della persona da nominare amministratore di sostegno, il giudice tutelare preferisce,se possibile:

·        Il coniuge che non sia separato legalmente

·        La persona stabilmente convivente

·        Il padre, la madre

·        Il figlio

·        Il fratello o la sorella

·        Il parente entro il quarto grado

·        Il soggetto designato dal genitore superstite con testamento, atto pubblico o scrittura privata autenticata

 

·        Non possono ricoprire le funzioni di sostegno gli operatori dei servizi pubblici o privati che hanno in cura o in carico il beneficiario.

IL TENTATIVO DI ELIMINAZIONE DELLA FIGURA PATERNA INTEGRA UNA VIOLAZIONE DEL DIRITTO ALLA GENITORIALITA'

 tutelato dalla Costituzione.

Oltre il 40% delle segnalazioni di abuso sessuale provengono da situazioni di disgregazione familiare: genitori separati/divorziati affidatari della prole – perlopiù madri – che ottengono in tal modo di eliminare l’altro genitore dalla vita dei figli.
Il «danno da alienazione parentale» si avvia quando la mamma allontana i figli dall’ex marito, parlandone continuamente male, mettendolo in cattiva luce e istigando nei bambini un odio istintivo verso il papà, tanto da non volerlo più vedere,
La devastazione psicologica dei minori oggetto di denunce strumentali all’interno di un contesto familiare conflittuale, si configura come un danno alla pari, se non più grave, del presunto abuso sessuale paventato. 
Questi bambini perdono irrimediabilmente l’apporto affettivo - educativo del genitore bersaglio e crescono lacerati da sensi di colpa verso quest’ultimo. 
Una volta consapevoli di essere stati usati reagiscono con sentimenti di odio e rivalsa nei confronti del genitore manipolante, alienandosi anche questa relazione affettiva, ed arrivando talvolta a gesti inconsulti.
Entrambi i genitori, ed i genitori hanno sì il dovere (irrinunciabile) ma anche il diritto a non essere privati senza motivo dell’esercizio della funzione educativa, che permane integra anche dopo la separazione.
Trib. Roma sent. n. 567/16.

La diminuzione delle garanzie non ha revoca automatica del fido
per giusta causa..
Cassazione Civile, sez. I, sentenza 24/08/2016 n° 17291

La diminuzione delle garanzie non consente la automatica revoca del fido: Cassazione Civile Sezione I 24 agosto 2016 n. 17291. Non basta un qualsiasi atto di disposizione del proprio patrimonio perché il creditore bancario possa dirsi, a giusto titolo, allarmato dal comportamento del suo debitore.
La banca di un correntista aveva chiesto la revoca del contratto di affidamento e aveva chiesto il pagamento del saldo per giusta causa anche se il debitore non aveva mai sconfinato sui pagamenti.
Non basta un qualsiasi atto di disposizione del proprio patrimonio perché il creditore bancario possa dirsi, a giusto titolo, allarmato dal comportamento del suo debitore (anche se il carattere non allarmante dell'atto di disposizione patrimoniale compiuto deve essere dimostrato da parte di quest'ultimo, laddove agisca per far dichiarare come arbitrario l'atto di recesso della banca).
Il dubbio sulla valutazione del patrimonio residuo si risolve con la consulenza tecnica estimativa che, a parere del Supremo Collegio, è un valido strumento per il giudice, che non può negarlo, laddove richiesto.

Un diamante non è per sempre studio legale capraro
Un diamante non è per sempre

Un diamante non è per sempre. Se i due si lasciano, la ex deve restituire il gioiello. Lo stesso vale per un quadro di Picasso. Entrambi, infatti, hanno un valore che va oltre le liberalità d'uso e il donarli produce un depauperamento del patrimonio del donante, anche se questo è cospicuo. Lei può comunque tenere altri dipinti famosi ricevuti in occasione della Festa degli innamorati e della donna. Così, riporta studiocataldi.it, ha stabilito la Cassazione con una sentenza depositata ieri, pronunciandosi sui ricorsi di una coppia non più tale contro la decisione della Corte d'Appello che aveva stabilito la restituzione, tra gli altri regali costosi ricevuti dalla fidanzata, del brillante e di un quadro di Picasso. "La decisione non aveva accontentato nessuno dei due - scrive Studio Cataldi - lei voleva tenere tutto, mentre il facoltoso compagno chiedeva la restituzione di tutti e 13 gli oggetti d'arte regalati, tra cui anche opere di Klimt, Klee e Man Ray.

Per gli Ermellini, però, ha ragione la Corte d'Appello: tutti i beni potevano essere considerati delle liberalità d'uso eccetto Picasso e l'anello con brillante di tredici carati. In particolare, hanno precisato i giudici di piazza Cavour, la liberalità d'uso, nella pratica, sussiste ogni qualvolta un'elargizione si uniforma agli usi e ai costumi propri di una determinata occasione, proporzionalmente alle condizioni economiche di chi la compie. Tale elargizione va poi vagliata anche tenendo conto dei rapporti esistenti tra le parti e della loro posizione sociale". "La Corte - si spiega ancora - ha inoltre precisato che le liberalità d'uso trovano il loro fondamento negli usi invalsi a seguito del protrarsi nel tempo di un certo comportamento, quindi in occasione delle festività, delle ricorrenze e delle occasioni che, soprattutto in considerazione dei legami esistenti tra le parti, inducono comunemente a compiere delle elargizioni".
Pubblicato il: 21/09/2016